lunedì 3 dicembre 2007

mettere la parola fine

Continua il mio viaggio introspettivo nel mondo delle amicizie virtuali. Questa volta spero di non dare giudizi, come purtroppo mi è capitato di fare in passato, giudizi che poi non hanno fatto altro che richiamarne altri. Oggi voglio solo parlare della mia esperienza come uno scienziato guarda al microscopio vetrini pieni di bachi. Anche in questo caso sembrerò un po' presuntuosa, ma che ci volete fare, uno l'obiettivo se lo pone, se poi non ci si fa... Beh almeno ci abbiamo provato. Ecco qui che vado a iniziare.
La mia lista dei contatti su Windows Live Messenger contiene diverse categorie di amici: ex compagne di scuola, ex coinquiline, compagne di università, amici del gruppo parrocchiale, compagne di viaggio e/o di esperienze all'estero come scambio culturale in USA e overseas in Australia ecc... Con molte di queste persone la conversazione è minima, o addirittura nulla. Con altre invece ci sentiamo spesso per diversi motivi, come il mettersi d'accordo per un incontro serale oppure semplicemente per sapere come stanno e fare due chiacchiere. Se lo scopo è chiedere domande precise, come "Quando ci sono le prove della commedia?", "Stasera esci?" o"Ma te quando preferisci andare a Spinning, il martedì o il lunedì?" è molto facile trovare un modo per concludere la conversazione, perchè essa finisce quando si esaurisce lo scopo per cui era stata iniziata, ovvero quando mi viene comunicato il giorno delle prove della commedia, se l'altra persona esce o no, oppure il giorno in cui vuole andare a spinning.
In altri casi invece la conclusione della chat è più complicata da trovare. Per le persone che non vedo mai soprattutto per motivi logistici, persone che vivono in Germania, Austria, Hong Kong, Singapore, Australia, Danimarca, o più semplicemente in un'altra città italiana, Messenger è l'unico mezzo che ho a disposizione per comunicare con loro. Attraverso Messenger quindi non ci scambiamo informazioni che complementano il nostro rapporto di vita quotidiana, fatto anche di incontri veri e propri, di telefonate e sms, ma ci mettiamo in relazione l'uno con l'altro. Con queste persone si potrebbe parlare all'infinito, o si potrebbe non parlare per niente, non ci sono mezze misure. E' proprio con loro che trovo più difficoltà a interrompere una conversazione. La soluzione adottata più frequentemente è quello di far morire la chat senza un vero e proprio saluto o senza una conclusione. Semplicemente entrambe le parti approvano un tacito accordo che li lascia liberi dall'impegno di dover rispondere al messaggio dell'altro, senza violare quel tabù che è la frase FINE DELLA CONVERSAZIONE. Devo ammettere che questa soluzione mi lascia sempre l'amaro in bocca, perché anche se continuo a studiare, a tradurre, o a giocare a Scarabeo su Facebook, rimane aperta quella finestrella così silenziosa e triste, finché non lascio il computer per fare altre cose o uscire. L'altra soluzione, quella da me adottata più di frequente, è di inventarmi una scusa che mi permettere di concludere lo scambio di informazioni, opinioni ecc... Così dico alla persona dall'altro capo del filo, se così si può dire, "scusa ma ora devo proprio andare mi stanno chiamando", "scusa ma ora mi devo rimettere a studiare", oppure scusa ma ora devo uscire sono in ritardissimo". A volte queste frasi corrispondono a verità, cioè mi stanno davvero chiamando, per esempio per pranzo, oppure è davvero finito il tempo che ho a disposizione per una pausa ora ritorno a studiare ecc... Più spesso però metto il mio status su occupato o addirittura su invisibile per continuare a fare quello che facevo prima, anche se poi non è che sia tanto importante.
Non so quanto sia interessante come intervento questo. Ma è una riflessione che ho fatto in questi giorni, visto che ho avuto numerosi esempi di chat simili. Non so quante persone leggono questo blog, anzi non so nemmeno se c'è qualcuno che lo legge veramente, ma mi piacerebbe sapere le esperienze di altri, così potrò integrare la mia "ricerca accademica" sui rapporti virtuali.

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